Ottimizza le tue risorse: distrazioni o incentivi?

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Chissà quanti tra voi hanno studiato Zenone di Elea e i suoi PARADOSSI. Per chi è a digiuno di conoscenze filosofiche, voglio qui proporre il più famoso tra gli espedienti usati da quello che Aristotele definisce «l’inventore della dialettica», capace di rendere «le stesse cose simili e dissimili, una sola e molte, immobili e in movimento.»

Prendiamo proprio due corpi in movimento.

 

Il primo sarà una simpatica tartaruga dal passo flemmatico. Non una di quelle mutanti, nessun Donatello o Michelangelo dotato di bandana colorata sulla fronte. Una banale tartaruga dal guscio concavo e dalla faccetta seria ma buffa. Di quelle che ti addormenti se devi osservarle per più di qualche minuto, previa la famigerata lentezza di cui fa sfoggio.

 

Il secondo è un’implacabile macchina da inseguimento, ACHILLE detto piè veloce. Se siete familiari con Omero e l’Iliade conoscerete senz’altro le sue gesta (ma anche se non l’avete mai letta, non me la darete a bere: chi diamine non ha mai assistito al cocciuto e libidinoso Brad Pitt di TROY?). Il nostro Achille è un funambolo da guerra, in grado di tallonare (sì, la freddura è voluta) a passo di marcia o correndo in campo aperto anche il più gagliardo degli avversari.

 

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Ebbene… cosa hanno in comune i due corpi di cui sopra?

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Secondo Zenone, se facessimo gareggiare la nostra docile tartaruga casalinga e il temibile Achille in una competizione immaginaria – puntando a scoprire chi dei due è più veloce – il risultato non sarebbe quello preventivato dal 100% di noi.

Nel concedere alla tartaruga un piede di vantaggio (tanto per restare in tema) Achille e la tartaruga non partiranno dallo stesso punto. Questo significa che – secondo il paradosso di Zenone – quando Achille piè veloce avrà raggiunto la posizione iniziale ricoperta dalla tartaruga, lei avrà a lasciato la posizione in questione per portarsi dal punto L1 al punto L2, rimanendo così davanti al suo antagonista. Quindi, quando Achille proverà a fare lo stesso una seconda volta, raggiungendo il punto L2 adesso occupato dalla tartaruga… quest’ultima avrà mosso un altro passetto in avanti, spostandosi da L2 a L3.

E così via. La distanza tra la tartaruga domestica e il temibile Achille si assottiglierà sempre più, ma non scomparirà mai del tutto.

 

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Perché l’esempio del paradosso di Zenone?

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OTTIMIZZA LE TUE RISORSE significa rimuovere qualsiasi conflittualità dal tuo modo di operare. Portandoti a comprendere qual è il modo migliore di organizzare un determinato set-up che sia adatto alle tue esigenze.

Sostituiamo all’esempio di cui parlavo (Achille e la tartaruga) lo Scrittore (noi) e i suoi obiettivi.

Quante volte, e a quanti di voi, è capitato di riscontrare problemi nel giungere all’obiettivo finale che ci si era proposto all’inizio? Una consuetudine comune a molti praticanti è quella di interrompere l’attività a un determinato punto del percorso, per le motivazioni più svariate. E, beninteso, non mi riferisco a quello che potremmo definire il classico ‘blocco dello scrittore’. Perché interrompere l’attività significa anche completare il tuo libro/articolo/manuale o cos’altro, per poi scoprire di essere INSODDISFATTI dallo stesso e rendere la carta scritta carta cestinata.

Noi lavoriamo su diverse assi: tempo, ispirazione, distrazioni, incentivi. 

Il TEMPO è, ovviamente, la quantità di ore di cui possiamo disporre ogni giorno per dedicarci alla scrittura. L’ISPIRAZIONE è la brillantezza mentale con cui riusciamo a trascrivere pensieri o semplici parole in articoli o storie. Le DISTRAZIONI sono tutto ciò che ci fa deviare dalla nostra retta principale, e possiamo quantificarle (per fare un esempio banale, ma vedremo poi con maggiore perizia) in social media, musica, letture, televisione (o Vlog) e altro ancora. Gli INCENTIVI? Pure. Sono nella stessa categoria delle distrazioni. Eppure, questi concetti possono essere considerati come le une o come gli altri a seconda dell’uso.

 

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Tempo e Ispirazione 

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La vita mondana, si sa, è caratterizzata da un susseguirsi caotico di eventi. Un susseguirsi caotico che però può essere organizzato, grazie alle nostre capacità di SCHEMATIZZARE la nostra vita secondo principi ben definiti.

Se si vuole andare oltre lo schema di Achille e della tartaruga (o dello Scrittore e i suoi obiettivi) bisogna ovviamente trovare un compromesso accettabile. Cosicché, varcato il punto L2 degli obiettivi, non ce li vedremo sfuggire di mano in un inseguimento spastico da cui non trarremo nessun beneficio effettivo.

Ritagliarsi un angolo di tempo da dedicare alla scrittura – tutti i giorni, o quasi – è qualcosa di molto importante per noi aspiranti autori. Se vuoi migliorare nella scrittura, devi scrivere. Un assioma, qualcosa di banale eppure sfuggente, di cui non tutti riescono ancora a capacitarsi. Se non metti mano su penna, e inchiostro su carta, potrai leggere tutti i manuali che vuoi… ma ti ritroverai con un calderone di nozioni (im)pratiche a cui non saprai dare seguito.

Scrivi, scrivi e ancora scrivi. Non importa cosa, o come. Io, che ho sempre aspirato a diventare uno scrittore di professione, ho iniziato a dodici anni il mio primo romanzo. Ero consapevole di come ne sarebbe uscito fuori qualcosa di scapestrato (bambino o meno, sai benissimo di non poter iniziare una carriera letteraria a dodici anni, ve lo assicuro). Eppure, L’HO FATTO. Ho portato a termine un romanzo. Poi, un altro. E un altro ancora. Testi obbrobriosi, pregni di errori di concetto – ben più difficili da correggere di qualunque abbaglio grammaticale – con una trama di fondo talmente banale da non richiedere altre spiegazioni.

E, indovina?

Ho scoperto che, alla stesura di ogni nuovo romanzo, quegli errori non li commettevo più. Perché li esaminavo, conscio dei miei limiti, e tramutavo quei guazzabugli in composizioni ben più lineari e accattivanti. La pratica rende più roseo qualsiasi assemblaggio. Difficile pretendere di migliorare senza dedicare un angolino di spazio – ripeto, tutti i giorni o quasi – allo sviluppo della nostra passione. D’altronde, per imparare a suonare la chitarra non dovesti esercitarti sulle scale cromatiche ogni poche ore? Per appropriarti di un linguaggio di programmazione non ti toccherebbe eseguire sezioni di codice a intervalli costanti?

La scrittura non differisce da tali pratiche. Il concetto rimane lo stesso: sconta il tuo ‘periodo di prova’, il tuo ciclo di apprendimento, e noterai differenze significative tra il te di prima e lo Scrittore di dopo. La brillantezza mentale che ne consegue non è un qualcosa di dovuto, bensì – anche e soprattutto – uno stato che tu crei con i tuoi stessi mezzi, favorendo il defluire dei tuoi pensieri sul foglio (di carta o di Word, poco importa).

 

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Ma cos’è l’ispirazione?

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OTTIMIZZA LE TUE RISORSE significa anche sapere QUANDO è tempo di dedicarsi alla scrittura, e non solo di ritagliarsene lo spazio.

Il primo punto da tenere sotto esame sono le altre attività a cui sei “costretto” nel corso della giornata. Se lavori, o frequenti scuole/università, è lampante come il tempo si riduce drasticamente alle ore serali. In tal caso, sapendo di non disporre di griglie temporali più ampie, è bene impostare fin da subito un PROGRAMMA da rispettare in modo più o meno assiduo (quando la vita mondana te lo permette, questo è ovvio).

Facendo qualche ricerca nel web, mi sono imbattuto tempo fa in una serie di tutorial su Youtube da parte di una nota scrittrice indipendente: SARRA CANNON (clicca qui per il suo canale). Lei si occupa – principalmente – di Young Adult votati al genere Urban Fantasy. Ma a interessarci non sono i suoi contenuti, bensì IL MODO in cui lei produce gli stessi. Sarra si impone infatti di rispettare le sue griglie, grazie a un approccio schematico che le suggerisce *QUANDO* e *COME* esercitare l’arte della scrittura. Vuoi concludere il tuo prossimo lavoro in tre, quattro, sei mesi a partire da ora? Bene, determina un minimo di parole da buttare giù ogni giorno, tenendo in considerazione non processi di stampo utopistico, bensì scenari realistici a cui puoi attenerti.

Ho una DEADLINE con il mio romanzo/articolo/manuale per il giorno xx/yy. Check.

Mi sono imposto di REVISIONARE quello che ho scritto durante la settimana? Check.

Devo occuparmi di CREARE elementi utili per la mia creatura, quali immagini da arredare ad articoli o altro ancora? Check.

Come si è soliti dire: schematizza, schematizza e schematizza ancora. Questo vale per la stesura dei tuoi testi, ovviamente – perché ogni scritto ha bisogno di una sua spina dorsale – ma è ancora più probante per quanto riguarda le scadenze. IMPONITI di completare l’opera per un determinato giorno (o un dato periodo, nel caso stessimo parlando di lavori abbastanza lunghi da rendere impreventivabile il giorno esatto). Ti assicuro, è l’unico modo per tirarti fuori dal paradosso della tartaruga e portare a compimento la tua opera. Conosci gli spazi che puoi ritagliarti per prendere in mano penna (o cursore digitale) e sfruttali. Senza costringerti a scrivere nei momenti in cui la tua mente è impedita a causa di forze esterne. Il tuo prodotto ne risentirà. È il motivo principale per cui schematizzare diventa necessario.

 

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Distrazioni e (o) Incentivi 

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Non mi stancherò mai di ripeterlo: OTTIMIZZA LE TUE RISORSE. Se intendi portare a compimento la tua opera, devi sapere se e quando DISSOCIARTI dagli elementi esterni alla sfera della scrittura – e quando, invece, SFRUTTARLI a tuo vantaggio.

Gli agenti esterni sono molteplici, come abbiamo già visto. Anche quando riesci a ritagliarti un angolino di spazio per dedicarti alla scrittura, questo non significa che il tuo focus sia concentrato soltanto sulla stessa. Conosciamo tutti il richiamo che esercita su di noi il “toh, mi è arrivata una notifica su What’s Up”, o “fammi controllare un attimo il mio profilo Instagram”. Magari siamo nel bel mezzo del nostro processo creativo, e decidiamo inconsciamente di spaziare oltre con il pensiero e di distrarci (pur se per qualche effimero istante) dal lavoro che stiamo portando avanti.

EBBENE, NIENTE DI PIÙ SBAGLIATO.

Quando il tuo focus verte sulla scrittura, lì deve rimanere. La scrittura è un PROCESSO CREATIVO, e si fonda sui collegamenti tra un fitto reticolato di frasi che facciamo sfociare dal nostro cervello. Nel momento in cui perdiamo il focus, il fiume principale si scinde in un numero imprecisato di affluenti, e ci tocca rimettere insieme tali diramazioni per non disperderle in un mare sconfinato da cui diventerà poi impossibile ripristinare i dati iniziali. O pensate che un partecipante alle olimpiadi si fermi nel bel mezzo delle prove per guardare il cellulare? E il dirigente di un azienda si alzi durante un colloquio con i suoi collaboratori per dare un’occhiata alle novità del suo canale Youtube preferito?

Che per voi sia una passione o un lavoro, dedicare tempo alla scrittura significa mettere da parte le interferenze esterne per sviluppare l’ambiente migliore tra tutti quelli in cui potete immettervi. Perché l’ambiente nel quale vi ritroverete a sviluppare il vostro prodotto sarà l’elemento cardine per la buona riuscita del prodotto stesso. Uno stato mentale di completa adeguazione al contesto scelto è necessario per tirare fuori senza patemi le vostre idee dal cervello, evitando di disperderle nell’etere l’istante dopo averle concepite.

Il che NON significa ostentare una vita ascetica. Tutt’altro. Non sto qui a proporvi il mito dello scrittore che disprezza la tecnologia e la vicinanza (artificiale o meno) con gli altri individui. Significa, in modo semplice e coinciso, che bisogna stabilire delle PRIORITÀ. Quando è tempo di scrivere, si scrive. Senza guardarsi alle spalle (o guardare il cellulare). Isolatevi per quell’ora o due che vi prendete, ogni giorno, per creare il vostro capolavoro.

 

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Come fanno le distrazioni a trasformarsi in incentivi?

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Dicevamo anche: COME e QUANDO sfruttare questi elementi a tuo vantaggio, anziché renderli delle mere distrazioni.

Le distrazioni sono innumerevoli. Questo penso di averlo messo in chiaro. Anche nel mezzo del nostro processo di creazione, capita di sovente di trovarsi invischiati in superficialità dettate dal focus troppo allentato dal nostro obiettivo principale. Tenere la tv accesa, ad esempio, sintonizzandoci su un canale a caso per “tenerci compagnia”. Ascoltare musica con le cuffie mentre pensiamo al nostro prossimo paragrafo. Sono esempi banali, ma pratici, che danno una buona dimensione degli EFFETTI COLLATERALI in cui possiamo imbatterci quando non utilizziamo il nostro tempo nel modo più adeguato.

 

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Ci sono due momenti: quello della progettazione e quello della pratica

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Prima di dedicarci alla stesura del nostro romanzo/articolo/manuale, esiste una fase preliminare che chiameremo FASE DI PROGETTAZIONE. È distinta e separata dalla scrittura in sé per sé, ma al contempo influenza la buona riuscita della stessa.

Se le cosiddette “DISTRAZIONI” sono tali in una delle due fasi, possono rivelarsi l’esatto opposto nell’altra.

Vediamo come.

Il tuo lavoro deve presentare un CONTENUTO. Non siamo qui per fare i sofisti (per quanto l’esercizio letterario fine a sé stesso non mi dispiaccia, devo ammetterlo). Per creare un contenuto, è necessario focalizzarsi su una problematica da risolvere/spiegare/analizzare o quant’altro, o su uno scenario da sviluppare, sul quale porsi domande. Prima ancora della stesura del nostro testo, dunque, bisogna racimolare informazioni. O meglio, è il primo passo della nostra fase preliminare. Dopo aver racimolato informazioni, bisogna schematizzarle e creare lo scheletro iniziale del nostro contenuto, che andremo a revisionare numerose volte prima di passare alla fase di scrittura vera e propria.

Nel primo stadio, le cosiddette DISTRAZIONI giocano un ruolo fondamentale nel creare la prima bozza del nostro lavoro.

 

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Qualche esempio 

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Televisione, Vlog, video, libri.

Diventa facile constatare come l’acerrimo nemico di ogni scrittore – arrivati al punto di stesura del proprio lavoro – diventa un formidabile alleato nel buttare giù lo schema iniziale dello stesso.

Per cominciare un progetto da zero, bisogna trovare un’IDEA. Quale modo migliore di farlo, se non passando al setaccio quello che ci propinano i mezzi di diffusione di massa? Possiamo coniugare il piacere di guardare un bel film, documentario o altro con una vera e propria ricerca di stile e contenuti, che ci verrà incontro nel momento di mettere su carta il nostro prodotto finale. Trama, paesaggi, sfondi, ragguagli, dati tecnici. Tutto ciò è essenziale nella costruzione che premeditiamo di fare, e dobbiamo assicurarci di coprire ogni aspetto della stessa nei minimi dettagli.

Anziché entrare in conflitto con la nostra attività, allora, tali pratiche (guardare un film, leggere un libro, trascorrere una mezzoretta setacciando il nostro account Youtube in cerca di idee) diventa allora un ottimo viatico per MIGLIORARE aspetti del nostro prodotto su cui dobbiamo ancora adoperarci. La lettura stessa, di cui parlavo poco addietro: per diventare uno scrittore migliore devi leggere. La lettura sottrae del tempo alla scrittura. Ma ne è comunque un viatico fondamentale.

 

Musica.

Arriviamo al polo opposto. Se durante la SCHEMATIZZAZIONE del tuo lavoro è sconsigliabile affidarsi a una distrazione che difficilmente ti aiuterà a interagire con il prodotto finale… lo stesso non può dirsi della seconda fase a cui ci sottoporremo: quella della SCRITTURA, appunto.

Quando hai già determinate idee, e devi passare alla messa a punto di quest’ultime, distaccarti da qualsiasi canale di comunicazione è rilevante. Da INCENTIVO si trasforma in DISTRAZIONE, ed ecco che viene meno qualunque punto disquisito in precedenza.

Eppure, molti tra noi scrittori garantiscono di ottenere risultati migliori quando, alla pratica, affiancano un accompagnamento musicale. Perché?

La musica costituisce, per l’appunto, un accompagnamento. È in grado di stimolare le tue sinapsi, rendendoti capace di amplificare quella che abbiamo chiamato “ISPIRAZIONE”. La musica, di suo, ACUTIZZA il tuo stato d’animo verso un estremo o verso l’altro. Quando la tua narrazione necessita di uno sviluppo più movimentato, utilizzare un sottofondo dall’incedere incalzante è un ottimo modo per far combaciare le esigenze del tuo lavoro con la velocità della narrazione stessa. Per lo stesso motivo, se ti ritrovi a dover scrivere una scena più quieta, meno frenetica, importi un diktat che preveda l’ascolto di un sottofondo sonoro blando, che ti carezza con delle note soffici e non asfissianti, migliorerà le tue PRESTAZIONI in quel determinato contesto.

 

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OTTIMIZZA LE TUE RISORSE, quindi, significa cogliere ogni opportunità per arricchire quei campi che ancora hanno margini di sviluppo. Ma significa pure saper anteporre un piano di scrittura alla trascrizione delle tue opere. Di saper coniugare le tempistiche che ti vengono date con gli elementi da cui possiamo trarre benefici, discostandoci invece da quelli che potrebbero NUOCERE alla nostra attività. Di comprendere qual è il momento per affidarsi agli uni o agli altri, trasformandoli da distrazioni in incentivi.

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