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Rimaneggiare uno scritto

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Hai appena terminato la stesura del tuo racconto, romanzo o qualsiasi altro lavoro letterario? Sei pronto a rendere pubblico o consegnare il tuo manoscritto a chi si occuperà della divulgazione?

Invece no.

Siediti, prendi un bel respiro e ridefiniamo le nostre priorità.

Se hai approcciato da tanto al mondo della scrittura già lo saprai. Se, invece, è una passione relativamente nuova, sarà meglio fare un breve discorso introduttivo. La fase di stesura del nostro lavoro è solo la prima di tante altre. Puoi anche essere il nuovo Stephen King, ma non andrai da nessuna parte senza un’adeguata correzione del tuo primo scritto. È un processo a cui anche i più celebri e conosciuti sono costretti ad affidarsi, quindi tu non farai certamente caso a parte.

Non occorre abbattersi, però. Come abbiamo detto, editare uno scritto è un’azione necessaria per la buona riuscita del prodotto finale. Esistono modi, tecniche e consigli che possono aiutarti nell’intraprendere questo percorso.

 

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Le fasi dell’editing

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Per cominciare, come in qualsiasi altro frangente, occorre prestare attenzione alla punteggiatura. Se vi considerate buoni/ottimi scrittori, e decidete quindi di soprassedere su quest’aspetto… avete già mandato alle ortiche buona parte delle vostre aspirazioni.

Sarà banale, ripetitivo e ancora chissà cos’altro. Ma dovete sempre ricontrollare le interpunzioni dei vostri documenti. Anche in presenza di un correttore automatico (come su Word), ci saranno SEMPRE elementi che sfuggiranno alla vista del computer. Diventa facile evitare spaziature errate e uso a sproposito di articoli maschili davanti a un nome femminile, o viceversa. Ma ci tocca anche eliminare i buchi di battitura dovuti all’affiancamento di nomi propri che non corrispondono sempre al significato intrinseco del termine. Un esempio? Stiamo scrivendo un thriller, e abbiamo creato un personaggio con lo pseudonimo di Black Rose. Un nome che, trasportato nella grammatica italiana, è ovviamente femminile. Eppure, anche se il nostro pc lo identificherà come tale, noi sappiamo che il nostro personaggio Black Rose è in realtà un lui. Come reagirà il correttore, dunque? È facile immaginarlo. Ed è altrettanto facile immaginare quale sia la configurazione finale di cui necessitiamo per il nostro lavoro.

Dopo esserci occupati della punteggiatura, comunque, c’è molto altro da fare. Ed è qui che si vedono le competenze dello scrittore alle prime armi VS quelle di un autore che sa il fatto suo.

Suddividiamo il nostro processo in più parti: ci siamo occupati della revisione grammaticale, occupiamoci quindi della rilettura e management delle sezioni, che corrisponde al momento in cui elimineremo ciò che è superfluo alla trama, per concludere poi con il completamento – dove amplieremo il ventaglio dei nostri paragrafi.

 

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Affrontare la rilettura

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Eliminare le distrazioni

È il primo passo da compiere verso un lavoro di totale copertura del tuo lavoro. In un altro articolo abbiamo visto come le distrazioni possono facilmente trasformarsi in incentivi, nel giusto contesto (clicca qui per leggere). Quando bisogna revisionare la propria opera, tuttavia, tutto questo viene meno. Il focus deve essere incentrato al cento per cento sul lavoro in questione. Devi metterti nei panni del lettore, cercando falle nello schema che credevi perfetto e mettendone in risalto le parti meno riuscite.

Per fare ciò, non ci sono vie di mezzo: ti tocca approcciare alla revisione come se stessi leggendo il libro del tuo autore preferito. Ascolteresti mai la radio in quell’arco temporale? Mi auguro di no. Lo stesso deve valere per la tua opera. Come ci svela CONFUCIO, “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto alla tua opera”. Forse la frase era un po’ diversa, ma se anche Gesù l’ha ripresa a modo suo perché non posso farlo io?

Silenzio e compostezza sono gli elementi cardine da sfruttare, dunque. Più importante: il lavoro di revisione va effettuato su carta e non su computer. La tua attenzione scemerà di meno nell’affrontare la carta stampata piuttosto che un foglio elettronico. Munisciti di penna (o, ancora meglio, evidenziatori diversi tra loro) e schematizza al meglio delle tue possibilità.

 

Come semplificare il management delle sezioni

Costa parecchio eleminare sprazzi della tua opera – o addirittura capitoli interi. Ne sono consapevole. Eppure, molte volte si presenta necessario. Specialmente se non hai attuato una strategia di sviluppo della trama prima di cominciare a scrivere (clicca qui per saperne di più). Finirai spesso per commettere veri e propri errori di concetto (come la creazione di personaggi che si rivelano palesi riempitivi) che andranno eliminati dalla tua opera. A meno di non volerla riempire con banalità facilmente evitabili, da cui possiamo e dobbiamo prendere le distanze.

A volte una sezione si presenta, semplicemente, troppo lunga. L’attenzione del lettore a un certo punto scemerà, a meno di non inserire più azione orizzontale nel paragrafo. È un dato di fatto, per quanto la tua scrittura possa essere piacevole alla maggioranza delle persone non piace essere troppo dispersivi. Le descrizioni dei paesaggi – visive, uditive e olfattive – devo essere limitate. Limitate non significa inesistenti, e restano comunque una parte importante del nostro racconto. Ma, ricorda sempre: esagerare è sinonimo di imperfezione.

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Ultimare il nostro lavoro

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Se esagerare è sinonimo di imperfezione, contestualmente periodi troppo brevi inficeranno la buona riuscita della tua storia. Dopo aver completato la fase di revisione, applicandosi per eliminare gli elementi nocivi della nostra prima stesura, ci tocca invece concentrarci sul riempimento della stessa.

 Cosa intendiamo con riempimento?

Abbiamo già messo le mani sulla nostra storia, più di una volta. Abbiamo ridotto all’osso gli errori, e a causa della revisione ci ritroviamo ad affrontare periodi che non sono come li avevamo pensati. Cosa fare, quindi? Non vorremo mica lasciare tutto al caso, e sperare che il lettore non si accorga del misfatto? Ovviamente no.

Il trucco da usare è quello della discrezione. Se il paragrafo ti sembra scarno, è perché lo hai privato delle riempiture che ne appesantivano l’incedere. Sforzarsi di renderlo più ricco (di parole, non di contenuti) a discapito della leggibilità lo renderebbe di nuovo pronto a una tosatura, e ritorneremmo al punto principale. Ecco perché il riempimento si presenta come la parte più importante dell’editing del testo. Non bisogna cadere negli stessi errori che abbiamo commesso all’inizio, e per fare ciò è necessario una mente lucida. Prendiamoci qualche giorno – anche settimane – di pausa, prima di rimettere mano sul nostro lavoro. Saremo, in caso contrario, eccessivamente influenzati da quello che noi crediamo di aver scritto, ma che magari abbiamo cancellato dal paragrafo durante la rilettura.

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Cosa mi dici della trama?

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Ovvio, c’è anche quella da considerare. Ma, se abbiamo dato fondo al nostro processo di revisione e abbiamo deciso di continuare sulla strada tracciata, significa che siamo contenti con la trama del nostro lavoro.

In caso contrario?

Se così non fosse, sarebbe ovviamente la prima cosa da editare. Puoi leggere QUI i particolari riguardanti la costruzione di una trama lineare, capace di soddisfare te stesso prima ancora del lettore. Se tu non sei contento del tuo prodotto, non riuscirai certo a esercitare l’impressione opposta a chi l’opera è indirizzata.

 

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